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OSTUNI

Città Bianca

Sorge sulla cima di un colle a pareti ripidissime, e il suo nome, secondo la tradizione, deriva dal greco “Astu-neon“, città nuova, costruita con ogni probabilità – circa duemila anni fa – sui resti di una città più antica. D’altro canto, la posizione invidiabile, e facilmente difendibile, ha certamente attirato l’attenzione dei Messapi, costruttori di città e di strade: un abitato del IV-II secolo a. C., che doveva estendersi sulle pendici e nella piana sottostante il colle, è documentato dal rinvenimento di tombe al mercato Boario, a villa Nazareth, alla Rosara, a Santo Stefano. Nella stessa area sono state rinvenute strutture e ceramica di età imperiale romana e reperti medievali.

Ma il territorio di Ostuni è stato abitato sin da epoche molto più antiche, come dimostrano l’importante insediamento preistorico nei pressi della cripta di S. Maria d’Agnano, presso l’omonima masseria, in cui sono stati rinvenuti i resti di una giovane donna del paleolitico (circa 24.000 anni fa), e le numerose grotte in cui sono stati rinvenuti reperti ceramici e ossei, gli insediamenti neolitici di Lamaforca e San Biagio, e quello di Morelli che ha restituito reperti dell’età del bronzo. La città è sede del “Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale”.

Intorno all’anno Mille, c’erano ad Ostuni quattro porte, di cui oggi sono visibili solo Porta Nova e Porta San Demetrio, unite tra di loro da una strada circolare che correva lungo le mura e i bastioni per chiudersi nella piazza del Moro, che nel Medioevo era il centro della vita commerciale e politica del paese. Allo stesso periodo risale la costruzione, da parte di Ruggero II il Normanno, del castello, dove ora sono il palazzo vescovile, la Cattedrale e numerose abitazioni. Le esigenze difensive spiegano la presenza delle case vicinissime le une alle altre e delle domus palatiate, le abitazioni a più piani, per sfruttare al massimo tutto lo spazio disponibile entro le mura, in larghezza e in altezza. L’imbiancatura delle case deriva, oltre che dalla disponibilità della materia prima (calce), dalla necessità di assicurare più luce, diretta e riflessa, alle viuzze e agli ambienti ristretti. Della città medievale resta in Ostuni un’insula omogenea, il Rione Terra, tuttora perfettamente funzionale.

Il suo massimo sviluppo urbanistico avvenne nel Rinascimento, allorché all’architettura medievale si affiancarono numerosi edifici riconoscibili per i caratteristici portali con cornici architravate (di cui è un esempio quello della chiesa dello Spirito Santo, del 1637). Il centro cittadino si è spostato da piazza del Moro a piazza Libertà, dov’è il Municipio (nell’ex Convento dei Francescani) e dove fu innalzata, nel 1771, da Giuseppe Greco di Ostuni, la colonna di Sant’Oronzo, alta circa 20 metri, che ha in cima la statua del santo benedicente e, a mezz’altezza e ai quattro angoli, i simulacri dei santi Biagio, Gaetano, Irene e Lucia.

Ho visto le più belle città del mondo.

George Berkeley, a proposito della Puglia

L’attuale fisionomia urbanistica di Ostuni non è molto differente da quella di tre secoli fa, quando la città si sviluppò verso i vicini colli di Casale, Cappuccini, Sant’Antonio, Molino a Vento.

La Cattedrale, dalla bella facciata in stile gotico-romanico, richiese per la costruzione circa mezzo secolo; i lavori, iniziati verso la metà del sec. XV, terminarono nei primi decenni del secolo successivo. L’accesso alla chiesa è dato da tre portali con archi ad ogiva, sui quali si aprono tre rosoni, di cui decoratissimo, con figure degli Apostoli, è quello centrale. Ha un notevole coro ligneo, opera del sec. XVII.

Al protettore Sant’Oronzo è dedicato anche un santuario che è sul Monte Morrone, in cima alla strada dei colli, ricostruito verso la metà del sec. XVII inglobando una grotta carsica che ha un’immagine della Vergine affrescata su una parete. Oltre il colle di S. Oronzo, in contrada Rialbo, sono i ruderi del santuario di San Biagio, sovrastante un insediamento rupestre medioevale con cripta dedicata al Santo, che vi si sarebbe rifugiato dopo essere stato il vescovo di Sebaste.

Tra Ostuni e Fasano, in contrada Piscomarano, è la più antica architettura di tutta la provincia: il “dolmen (di Montalbano)”, letteralmente – dal francese – “tavola di pietra”, monumento preistorico funerario o di culto, costituito da grandi e spesse lastre di pietra: due infisse parallelamente nel terreno e un’altra posta sovrastante a copertura; e talvolta un’altra ancora come parete di fondo.

A Villanova, lungo l’antica via Traiana, sulla splendida costa ostunese, vi è il porto con la grande torre del sec. XV, edificata forse in alternativa alle mura fatte costruire dagli Angioini verso la fine del XIII secolo; nei pressi sono stati rinvenuti reperti di età ellenistica e romana.

[Tratto da: “Viaggio in Terra di Brindisi” di Angela Marinazzo]